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Tanto per capire come si fa: Monty Roberts e i trailer…
Come tutte le cose ben fatte è il buon senso fatto legge quotidiana: non c’è molto altro da dire dopo aver visto questo breve video in cui Monty Roberts dimostra come si insegna a un cavallo recalcitrante a salire da solo su un trailer. Detto per inciso, il nostro amico Gabriel, un assistente di Monty qui e là per il mondo ma con base a Fauglia in Villa Conti (speriamo presto di avere Gabriel a Rancho Comancho per qualche clinic) ci ha raccontato che il problema di questi show è talvolta di convincere la gente che il cavallo non è “arrangiato” prima, tanto rapidamente impara a far da solo…
Tanto per capirci con gli amici della monta italiana che non lo sanno ancora…
Questo video (grazie, Horse Canada e Clearhills Farriere Service) parla da solo, come tutti i video. Poco da dire se non far notare, nella seconda parte, chi sembri più naturale fra i due cavalieri. E ricordare che i cavalieri, ovunque e qualunque e quantunque, si riconoscono tra loro al primo passo e si capiscono per sempre.
Questo è quello che cerchiamo di insegnare a chiunque venga da noi con mente aperta e cuore grande: diventare cavalieri significa essere un tutt’uno con l’animale, sin dalla prima volta in sella. Non conta lo stile che si vorrà frequentare, conta conoscere i fondamentali di un rapporto vecchio di migliaia e migliaia di anni. Forza e rispetto, sensibilità e decisione.
Ci siamo commossi a vedere il saluto del cavaliere di dressage. Vi commuoverete anche voi. Vi aspettiamo al Ranch.
(e già che ci siamo, ecco un altro grande esempio, dalla 2009 Royal Agricolture Winter Fair: grazie)
La Festa è delle donne, giù il cappello!

Senza parole.
(a parte il grazie dovuto a chi lo ha realizzato, ripreso da Internet e dal nostro FB)
Hello from another Thivah based in the other side of the Ocean, full of curiosity and respect for nemenha, as the current translitteration writes numunuu in Italian. Horses are the link, horses are the moles in human life, they always tell the truth. Take care (I love the number of poles in your tepee).
Questo è un articolo che val la pena di leggere in inglese com’è, duro se non impossibile da tradurre per quel che c’è sotto e tra le parole. Lo scrive chi si definisce “il solito figlio di brava donna bianco” (traducendo a spanne), in realtà, pare, un giornalista che vive da anni con il Popolo e il cui miglior amico è un batterista metà Comanche e metà Kiowa. Anche le foto sono tutte da gustare. Grazie da noialtri Thivah rispettosi e italici.
In my eighth year at The Lawton Constitution, I’ve caught myself reflecting on one of my roles as Native American topics reporter. A role I relish.
Before starting this gig, I lived in a community – Cyril – with a heavy Comanche lineage. It was founded on former Comanche allotments. My best friend and drummer in a late-great- two-piece rock band – Pinto – is half Comanche, half Kiowa. His momma is my Comanche momma. Heck, I knew her before him.
The people I called my friends/family were Comanche. Predating that, as a child, I was consumed with curiosity about the people who were here before us.
It’s amazing how much information and history I learned that was never of use in school.
That’s one of the weird lessons life teaches: No matter what you learn, no matter how useless any knowledge may be, there will always be a moment…
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